Cultura e giochi
1989
La bestia che si vendeva con gli occhi
Shadow of the Beast, del 1989, aveva dodici piani di parallasse, copertina di Roger Dean e una T-shirt nella confezione; gli stessi autori ammettono che era soprattutto una vetrina grafica.
Shadow of the Beast fu realizzato da Martin Edmondson e Paul Howarth, di Reflections, un duo di Newcastle che aveva lasciato gli studi di informatica per fare giochi, e fu pubblicato da Psygnosis nel 1989 per l'Amiga [1][2]. Richiese nove mesi ed era il secondo gioco a 16 bit dei due, dopo Ballistix [1].
Volevano portare l'Amiga al limite, e per questo scrissero prima la versione Amiga. Invece del Blitter preferirono gli sprite e lo scroll hardware, e fecero il multiplexing degli sprite per metterne di più sullo schermo [1]. Il risultato furono fino a dodici piani di parallasse e fino a 128 colori contemporaneamente [1]. La musica, di David Whittaker, usava strumenti creati su un sintetizzatore Korg M1 e campionati a 20 kHz [1].
A parte quanti colori, piani di parallasse e mostri riuscivamo a mettere sullo schermo, non si pensò a nient'altro.
La confezione faceva parte dello spettacolo. Psygnosis, fondata a Liverpool nel 1984 da Ian Hetherington, Jonathan Ellis e David Lawson dopo il crollo di Imagine Software, aveva un'immagine inconfondibile: scatole nere, con cornice rossa e illustrazioni fantasy di Roger Dean [3]. Beast ebbe una copertina di Dean, costava 35 sterline e aveva una T-shirt nella confezione [1][2].
La grafica lasciò tutti a bocca aperta; la giocabilità, non altrettanto. Nel 1992 la rivista The One la riassumeva così: tecnicamente era insuperabile, con sprite più grandi di qualsiasi cosa si fosse vista e scenari da leccarsi i baffi, ma, secondo i critici, mancava una cosa: "sembrava abbastanza buono da mangiarlo, ma la giocabilità non bastava" [2].
Gli autori furono i primi a essere d'accordo. Mentre preparava il terzo gioco, Edmondson disse a The One: "Fu chiaramente un caso di essere nel posto giusto al momento giusto. A parte quanti colori, piani di parallasse e mostri riuscivamo a mettere sullo schermo, non si pensò a nient'altro" [2]. Lo definì "una vetrina grafica", ammise che il codice del primo Beast "era così brutto" che si sarebbe potuto fare "dieci volte meglio" e aggiunse che, nel 1992, non si faceva più un gioco in cinque mesi senza un'idea avvincente come Lemmings [2].
Beast fu convertito per altri nove sistemi, dall'Atari ST al Mega Drive e al Lynx, e persino allo ZX Spectrum, da Gremlin; le versioni per Commodore 64 e PC Engine furono realizzate da DMA Design, di Dundee, la stessa di Lemmings [1]. Ebbe due seguiti, nel 1990 e nel 1992, e un remake per PlayStation 4 nel 2016, dopo che Sony aveva comprato Psygnosis, nel 1993 [1][3].
Fonti
- [1]Shadow of the Beast (1989 video game) · Wikipedia
- [2]Shadow of the Beast III (The One n.º 41, fevereiro de 1992) · The One, EMAP Images (Internet Archive), 1992
- [3]Psygnosis · Wikipedia