Commodore Amiga
1984
L'assegno che strappò l'Amiga all'Atari
Nel 1984 una Amiga senza soldi accettò 500.000 dollari dall'Atari, li restituì con un assegno della Commodore l'ultimo giorno possibile e si lasciò dietro tre anni di tribunali.
Amiga nacque nel 1982, a Santa Clara, con un altro nome: Hi-Toro. I fondatori furono Larry Kaplan, uno dei creatori di Activision, e Dave Morse, che veniva dal marketing di Tonka Toys. Il primo milione di dollari arrivò da investitori di Houston legati al petrolio; i circa 5 milioni successivi arrivarono soprattutto da dentisti e altri medici, grazie ai contatti di Bert Braddock, del produttore di chip Zymos. Quando Kaplan se ne andò, quello stesso anno, Morse invitò Jay Miner a occuparsi dell'hardware, e Miner accettò a una condizione: portare la cagnolina Mitchy in ufficio tutti i giorni [1].
Nel 1983 i soldi finirono. Il crollo dei videogiochi affondò gli accessori per l'Atari 2600 che pagavano i conti e nessuno voleva investire in una nuova console. Dopo il CES del gennaio 1984, dove la Lorraine impressionò ma era ancora un mucchio di schede, Morse, senza altre opzioni realistiche, trattò con l'Atari, che non voleva una macchina finita: voleva solo il chipset [1].
Il giorno prima della scadenza, Morse consegnò all'Atari un assegno della Commodore e uscì due minuti dopo.
La lettera d'intenti, firmata il 7 marzo 1984, dava ad Amiga 500.000 dollari. Era, in pratica, un prestito ponte: se Amiga non avesse restituito il denaro, con gli interessi, entro il 30 giugno, l'Atari avrebbe ottenuto una licenza sui chip senza pagare royalty. I progetti dei chip rimasero depositati come garanzia [1].
Nel frattempo l'Atari cambiò proprietario. Jack Tramiel, che aveva lasciato la Commodore nel gennaio 1984, comprò dalla Warner le divisioni computer e console dell'Atari il 1º luglio. La Commodore, che aveva perso a favore di Tramiel buona parte dei suoi ingegneri, all'inizio voleva la licenza dei chip e finì per volere l'intera Amiga. Il 29 giugno, il giorno prima della scadenza, Morse entrò senza preavviso nella sede dell'Atari, consegnò un assegno con i 500.000 dollari e gli interessi a John Farrand, il suo contatto, e uscì due minuti dopo. L'assegno era della Commodore [2].
Sei settimane più tardi la Commodore comprò Amiga per 27 milioni di dollari, secondo Jimmy Maher [2] e heise [4]; alcune fonti parlano di un'offerta di 24 milioni [3]. Amiga diventò una controllata della Commodore e la squadra poté finire il computer a modo suo [2] [3].
L'Atari di Tramiel non rimase ferma. Il 13 agosto 1984 fece causa ad Amiga e a Morse, a titolo personale, presso il tribunale di Santa Clara, per frode contrattuale, e chiese che il lavoro fosse bloccato, senza successo. All'inizio del 1985 aggiunse la Commodore come coconvenuta, per cospirazione, e aggiunse denunce di brevetti legati agli Atari 400 e 800 che Miner aveva progettato, il che portò anche lui sul banco degli accusati. Dall'altra parte, la Commodore aveva già fatto causa agli ingegneri passati a Tramiel, accusandoli di aver portato via documenti tecnici [2].
Tutto finì nel marzo 1987, con un accordo extragiudiziale i cui termini non furono mai resi pubblici [2] [3]. Si dice che la Commodore finì per pagare le spese legali dell'Atari e un risarcimento, ma le cifre non si sono mai sapute. Maher, che ha letto la lettera d'intenti originale, conclude che Morse rispettò la lettera dell'accordo [2].
Fonti
- [1]The 68000 Wars, Part 1: Lorraine · The Digital Antiquarian (Jimmy Maher), 2015
- [2]The 68000 Wars, Part 2: Jack Is Back! · The Digital Antiquarian (Jimmy Maher), 2015
- [3]Amiga Corporation · Wikipédia (en)
- [4]30 years ago: When the C64 and Amiga pioneer Commodore went bankrupt · heise online (Markus Will), 2024